Perché il Settlement Agreement non è la fine del mondo. Analisi e prospettive.

Il Voluntary Agreement “non s’ha da fare… ne domani e né mai”.
Prendendo in prestito le parole con le quali il Manzoni ha scolpito una delle figure più celebri dei Promessi Sposi, Don Abbondio, personaggio non a caso pigro e codardo, parliamo delle ultime novità che riguardano il nostro amato club.

Con una decisione senza dubbio smaccatamente politica, anche e soprattutto in virtù di quanto brillantemente spiegato dal Dott. Fassone, la UEFA ha bocciato la richiesta del Milan di accedere al c.d. Voluntary Agreement. L’organo calcistico europeo, infatti, ha chiesto al club di rifinanziare il debito con Elliott entro ieri e, inoltre, in pari data ha preteso depositi o delle garanzie (probabilmente fideiussioni) a copertura di tutti i futuri deficit previsti dal business plan (almeno 150/200M). Su quest’ultimo punto ci tengo a precisare che il FPF parla di mera possibilità che la UEFA chieda dei depositi vincolati o anche garanzie senza però specificare quali. Ecco in particolare cosa dice il regolamento:

Per applicare un accordo volontario il club deve:

  •  presentare un piano aziendale a lungo termine, costituito da stato patrimoniale, conto economico e  rendiconto finanziario. Tale Piano deve basarsi su ipotesi ragionevoli e prudenti, e deve essere redatto nella forma comunicata dall’amministrazione UEFA, e deve includere informazioni circa il pareggio di bilancio fino a periodo di riferimento di oltre quattro anni;
  •  dimostrare la sua capacità di continuare come impresa in attività almeno fino al termine del periodo coperto dall’accordo volontario;
  • dimostrare la propria capacità di raggiungere gli obiettivi e gli obblighi concordati con l’Ufficio Indagine dell’UEFA Club Financial Control Body;

Dovrà inoltre presentare un impegno irrevocabile da parte di un azionista e/o socio (Yonghong Li o Rossoneri Lux o Project RedBlack=Elliott) e/o di una parte correlata (Lu Bo, membro del CDA) a sostenere finanziariamente il club per un importo almeno pari al deficit previsto per tutti i periodi di riferimento oggetto dell’accordo volontario. Questo impegno irrevocabile deve essere provato per mezzo di un accordo giuridicamente vincolante tra il licenziatario (club) e l’azionista o socio e/o parte correlata e, se richiesto dall’Ufficio Investigativo dell’UEFA Club Financial Control Body, esso deve essere garantito per mezzo di:

  1. versamenti su un conto vincolato, oppure
  2. una garanzia da un’altra società nella struttura del gruppo legale al di fuori del perimetro di rendicontazione; oppure
  3. ogni altra forma di garanzia, che l’Ufficio Investigativo dell’UEFA Club Financial Control Body considererà soddisfacente.

Il Milan è stato il primo club a chiedere il VA e quindi abbiamo funto da cavia, smascherando come stanno realmente le cose.
In sostanza da oggi, grazie al NO ricevuto dal club rossonero, possiamo tranquillamente affermare che il VA è lettera morta e quindi non sarà (quasi) mai applicato dalla UEFA
 (il “quasi” si riferisce agli sceicchi o a business plan molto più modesti) a causa dei rigidissimi paletti finanziari che, per fare un paragone, non richiedono nemmeno alle imprese italiane che stanno messe peggio del Milan. 
Tutto finito quindi? Beh, ad esclusione di eventi ad oggi non pronosticabili o immaginabili, credo proprio che sul VA possiamo metterci una pietra sopra.

Chiusa questa doverosa introduzione, oggi limiterò l’analisi alle prospettive che si aprono con il Settlement Agreement, di cui ha parlato anche Fassone nel suo recentissimo video. Il SA è una vera e propria sanzione inflitta dalla UEFA ma “concordata” con il club e può sfociare in diverse misure. Le più utilizzate sono sicuramente la e), f), g):

a) avvertimento
b) richiamo 
c) multa
d) decurtazione di punti 
e) trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA 
f) divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni UEFA 
g) limitazione del numero di giocatori che un club può iscrivere alle competizioni UEFA, compreso un limite finanziario al costo totale aggregato dei benefit per i giocatori registrati nella lista A delle competizioni UEFA per club 
h) squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni 
i) revoca di un titolo o di un premio

Con il SA, inoltre, la UEFA non consente ai club di indebitarsi (come invece accade con il VA), obbligando le società a rispettare gli obiettivi di bilancio che dovranno essere raggiunti unicamente con la “forza” del fatturato e dunque sfruttando le diverse tipologie di introiti: diritti tv, stadio, entrate commerciali/sponsor, Player Trading. Sul punto la UEFA è molto rigida e negli accordi discussi con i club pretende degli impegni finanziari su un lasso di tempo (c.d. monitoring period) che copre solitamente 3 stagioni, accettando una deviazione massima aggregata di 5M o anche di 30M purché tale perdita sia coperta dall’azionista con un aumento di capitale.
Ciò detto, per comprendere realmente a cosa andiamo incontro dobbiamo necessariamente analizzare i precedenti casi di Settlment Agreement che hanno colpito club blasonati (o neo blasonati) come Manchester City, PSG, Inter e Roma. 

Il caso Manchester City

Periodo di copertura del SA: 13/14, 14/15, 15/16. 

Multa pecuniaria: 60M trattenuti dagli introiti UEFA di cui 20M subito e gli altri 40M sottoposti a condizione sospensiva se non saranno rispettati i patti.

Deviazione massima patteggiata 13/14: -20M

Deviazione massima patteggiata 14/15: -10M

Conclusione: Settlement Agreement superato

Il City è stato uno dei “nuovi ricchi” ad essere colpito per primo dal famigerato Settlment Agreement (all’epoca non esisteva il VA). L’accordo è stato chiuso nel maggio del 2014 (Link) e, come possiamo leggere dal blog del Dott. Luca Marotta, che non finiremo mai di ringraziare per il lavoro che svolge, prevede quanto segue: 

L’obiettivo dell’accordo è quello di rendere possibile che il Manchester City raggiunga il pareggio conformemente alle norme del Fair Play Finanziario in un breve lasso di tempo.

Nella sostanza, tale accordo prevede i seguenti punti:

–  per il 2013/14 la possibilità di un break-even deficit al Massimo di 20 milioni di Euro;

–  per il 2014/15 la possibilità di un break-even deficit al Massimo di 10 milioni di Euro;

–  In questo contesto, alcune partnership commerciali sono state oggetto di esame e al fine di evitare contenziosi e ogni dubbio, il Manchester City ha deciso che per il periodo di vigenza dell’accordo, non cercherà di migliorare le condizioni finanziarie relative a due partnership commerciali di secondo livello.

– Inoltre, Manchester City ha accettato che i ricavi derivanti dalla vendita di “attività” (beni immateriali) infragruppo non saranno inclusi nei futuri calcoli del break-even;

– Manchester City Football Club Limited ha accettato che il costo del personale non possa essere aumentato nel corso dei prossimi due esercizi (2015 e 2016); tuttavia, se Manchester City riuscisse a soddisfare i requisiti di pareggio annuali di cui sopra, tale limite di spesa verrebbe rimosso per l’esercizio 2015/2016.

– Manchester City Football Club Limited ha accettato una limitazione del numero di giocatori da includere nella lista “A” ai fini della partecipazione alle competizioni UEFA. In particolare, per la stagione 2014/15, Manchester City Football Club Limited ha potuto registrare solo 21 giocatori nella lista “A”, al posto del potenziale massimo di 25. E una volta raggiunto il pareggio Manchester City Football Club Limited sarà svincolato dalla restrizione dal 2015/16;

– Manchester City Football Club Limited ha accettato di limitare in modo significativo la spesa nel mercato dei trasferimenti calciatori per le stagioni 2014/2015 e 2015/2016. Manchester City Football Club Limited, inoltre, ha accettato una limitazione calcolata sul numero di nuove acquisizioni di calciatori che si possono inserire nei Lista “A” ai fini della partecipazione alle competizioni UEFA. Il calcolo si basa sul saldo netto dei trasferimenti in entrata e uscita, in ogni finestra di mercato dei periodi di validità dell’accordo.

– Manchester City Football Club Limited si impegna a pagare un importo totale di 60 milioni di Euro che sarà trattenuto sui ricavi da competizioni UEFA a partire dalla stagione 2013/14. Di questi 60 milioni di Euro, ben 40 milioni di Euro sono sottoposti a condizione sospensiva, riguardante il soddisfacimento da parte di Manchester City Football Club Limited delle misure operative e finanziarie concordate con UEFA CFCB.

Per la verifica dell’accordo, Manchester City si è impegnato a fornire al CFCB una relazione semestrale attestante il rispetto delle condizioni concordate.

Nel caso in cui il Manchester City non rispettasse uno dei termini di questo accordo, l’investigatore capo del “Club Finamcial Control Body” dell’UEFA rinvierà la causa alla Camera arbitrale, come previsto dall’art. 15 comma 4 delle norme procedurali: “If a defendant fails to comply with the terms of a settlement agreement, the CFCB chief investigator shall refer the case to the adjudicatory chamber”.

Le sanzioni che ha dovuto sopportare il City sono molteplici e riguardano obblighi di bilancio, accordi commerciali sotto osservazione, mercato più morigerato, monte salariale intatto, restrizione della lista da presentare in coppa (anche in riferimento a possibili nuovi acquisti) e multe pecuniarie, la maggior parte delle quali sospese e che comunque verranno detratte dai futuri ricavi in CL. Si, manca solo una “fetta di culo”.
Primo aspetto da non sottovalutare: la UEFA non ti mette le mani in tasca. Semplicemente se e quando parteciperai ad una sua competizione, non ti pagherà nulla (premi, diritti tv, ecc) fino a quando non sarà stato soddisfatto il credito che vanta nei tuoi confronti.
Secondo aspetto: le restrizioni delle Liste A valgono fin tanto che ci si qualifica ad una competizione UEFA. Quindi chi non dovesse partecipare alla CL/EL, non subirebbe la relativa sanzione.
Veniamo agli impegni relativi al monte salariale e al calciomercato.
Il City nella stagione 14/15 (quella immediatamente successiva al SA) ha effettuato un mercato che è stato senza dubbio meno costoso dei precedenti ma che ha visto comunque un saldo negativo: 

1

2

3

Il monte stipendi, invece, ha subito un piccolo calo. Quindi questo parametro è stato pienamente rispettato: 

4

5

Dalla lettura dei due prospetti prima citati, possiamo constatare come il City, che ha speso in maniera consistente per diversi anni prima di accordarsi con la UEFA (al contrario del Milan), grazie agli introiti sui diritti TV e, soprattutto, grazie all’incredibile spinta del settore commerciale, ha fatto fronte senza problemi agli impegni presi con la UEFA. Per questo motivo, com’è possibile leggere sempre dal blog di Luca Marotta: 

Il giorno 11 settembre 2015, la Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per Club UEFA ha confermato l’annullamento di alcune restrizioni imposte al Manchester City. Il club, a partire dalla stagione 2015/16, non avrà restrizioni sulla registrazione di nuovi giocatori nelle competizioni UEFA, sul numero di giocatori inseribili nella lista A e sui costi degli ingaggi, perché il City ha dimostrato in maniera soddisfacente alla Camera Investigativa di aver centrato gli obiettivi finanziari legati ai costi degli ingaggi e al pareggio di bilancio, come stabilito dall’accordo transattivo sottoscritto per gli anni fiscali 2014 e 2015

In poche parole al City è bastato un anno di purgatorio per potersi rimettere in riga (nella stagione 15/16 il saldo calciomercato è tornato nuovamente ad un -145M).

Il caso Paris Saint-Germain

Periodo di copertura del SA: 14/15, 15/16, 16/17. 

Multa pecuniaria: 60M trattenuti dagli introiti UEFA di cui 20M subito e gli altri 40M sottoposti a condizione sospensiva se non saranno rispettati i patti.

Deviazione massima patteggiata 14/15: -30M

Deviazione massima patteggiata 15/16: 0M

Risultato bilancio 16/17: ? 

Conclusione: Settlement Agreement probabilmente superato

Il club parigino – allo stesso modo di quello inglese – è dovuto passare attraverso le forche caudine del Settlement Agreement. Dal blog del Dott. Luca Marotta è possibile leggere quanto segue: 

Il 16 maggio 2014 il PSG raggiunse un accordo con il Club Financial Control Body dell’UEFA. Nella sostanza, tale accordo prevedeva i seguenti punti:

– per il 2014/15 la possibilità di un break-even deficit al massimo di 30 milioni di Euro;

–  pareggio di bilancio per il 2015/16;

– la valutazione del contratto tra PSG e l’Autorità del Turismo del Qatar considerando un fair value, per un importo significativamente inferiore a quello attribuito dal club;

il costo del personale stabile nel corso degli esercizi 2015 e 2016 (“PSG accepts that employee benefit expenses cannot be increased during the next two financial periods (2015 & 2016”));

– una limitazione del numero di giocatori da includere nella lista “A” ai fini della partecipazione alle competizioni UEFA;

– una limitazione significativa della spesa nel mercato dei trasferimenti per le stagioni 2014/2015 e 2015/2016.  Il calcolo si basava sul saldo netto dei trasferimenti in entrata e uscita, in ogni finestra di mercato dei periodi di validità dell’accordo;

– l’ impegno del PSG a pagare un importo totale di 60 milioni di Euro da trattenere sui ricavi per la  partecipazione a competizioni UEFA a partire dalla stagione 2013/14. Tuttavia, l’importo di 40 milioni di Euro era sottoposto alla condizione che il PSG soddisfasse le misure operative e finanziarie concordate con il CFCB della UEFA.

Il giorno 11 settembre 2015 il Club Financial Control Body dell’UEFA ha confermato la revoca di una serie di restrizioni imposte al Paris Saint-Germain.

In particolare, al PSG è stata revocata la restrizione sulla registrazione di nuovi giocatori nelle competizioni UEFA e la limitazione riguardante la quantità totale di costi del personale. La revoca è giustificata dal fatto che il PSG ha dimostrato in modo soddisfacente per il CFCB di aver soddisfatto tutti gli obiettivi finanziari per quanto riguarda le spese del personale e pareggio, come richiesto dall’accordo per gli esercizi al 2014 e 2015. Quindi, il rispetto degli obiettivi è stato raggiunto un anno prima di quanto originariamente previsto. Il CFCB ha confermato che tutti gli obiettivi importanti sono stati raggiunti. Nel valutare le informazioni presentate, particolare attenzione è stata rivolta alla corretta determinazione del perimetro di rendicontazione e al valore dei contratti di sponsorizzazione.

Il PSG resta comunque sotto stretto monitoraggio per tutta la stagione 2015/16 e dovrà rispettare gli ulteriori obiettivi di pareggio per l’esercizio chiuso al 2016.

Per quanto riguarda il calciomercato, ecco le operazioni svolte dal PSG dopo l’accordo con la UEFA. Tra queste, l’acquisto di David Luiz per 50M appena una settimana dopo il SA:

1

2

4

Ecco invece la situazione del monte salariale nel corso della stagione successiva all’accordo con la UEFA. Come possiamo notare gli stipendi sono leggermente aumentati ma gli ammortamenti, invece, sono un po’ scesi:

3

In questo caso anche il PSG ha potuto beneficiare dell’importantissima iniezione di capitali derivanti dagli accordi commerciali che quindi hanno permesso al club di far fronte agli accordi presi con la UEFA, scontando un solo anno di purgatorio (nella stagione 15/16 il saldo calciomercato è tornato nuovamente ad un -93M).

Tirando le somme per i due club di proprietà araba, possiamo tranquillamente affermare che il SA non ha ostacolato minimamente il loro sviluppo, dato che è bastato “accontentare” la UEFA con un anno di spese più controllate.
Ciò è stato possibile principalmente grazie alla grandissima spinta derivante dal settore commerciale, anche attraverso sponsor direttamente collegati al club.
A tal proposito è bene ricordare che per la UEFA un siffatto accordo può ricevere il nulla osta solo se rientra nel limite del 30% del totale dei ricavi.

Il caso Internazionale

Periodo di copertura del SA: 15/16, 16/17, 17/18, 18/19

Multa pecuniaria: 20M trattenuti dagli introiti UEFA di cui 6M subito e gli altri 14M sottoposti a condizione sospensiva se non saranno rispettati i patti.

Deviazione massima patteggiata 15/16: -30M

Deviazione massima patteggiata 16/17: 0M 

Risultato bilancio 17/18: ? 

Conclusione = ?

“Se Atene piange, Sparta non ride”. Tra i club che hanno dovuto fare i conti con il SA c’è anche l’Inter che nel maggio del 2015 ha stipulato un accordo con la UEFA. Riportiamo la trascrizione in italiano che leggiamo sul blog del Dott. Luca Marotta: 

L’atto di transazione concordato con il Club Financial Control Body dell’UEFA è applicabile per le stagioni sportive 2015/2016, 2016/2017, 2017/2018 e 2018/2019 e prevede per i singoli esercizi, oltre alla capacità di operare in continuità aziendale, il raggiungimento di un break-even deficit per l’esercizio 2015/2016 non superiore a Euro 30 milioni e per l’esercizio 2016/2017 una situazione di pareggio.

La Società, inoltre, per gli esercizi 2015/2016 e 2016/2017 subirà restrizioni in termini di costi per salari e stipendi e limitazioni relative ad ammortamenti/svalutazioni dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori. Tale ultima circostanza spiegherebbe il ricorso massiccio alle svalutazioni nel 2014/15 e il ricorso alla formula dell’acquisizione in prestito di molti calciatori.

In base a tale accordo, nel 2014/15, è già stata comminata una sanzione di Euro 6 milioni, ed una ulteriore potenziale sanzione di Euro 14 milioni sottoposta a condizione sospensiva.

Nello specifico Euro 7 milioni nell’esercizio 2015/2016 in caso di break-even deficit patrimoniale compreso tra Euro 30 milioni (limite massimo stabilito dal CFCB) ed Euro 40 milioni e ulteriori Euro 7 milioni nell’esercizio 2016/2017 in caso di break-even deficit compreso tra zero milioni e Euro 10 milioni. Le eventuali penalità saranno trattenute dalla U.E.F.A. a scomputo dei premi riconosciuti per la partecipazione della prima squadra della società alle competizioni europee.

L’accordo che leggete qui sopra è stato stipulato prima che entrasse Suning, che quindi si è dovuta adeguare alla situazione ereditata da Thohir. Ciò ha comportato per l’Inter delle indubbie difficoltà. Ecco nel dettaglio il mercato effettuato subito dopo l’accordo con la UEFA:

1

(PRINCIPALI)

2

3

(PRINCIPALI)

4

5

6

Dunque come si può notare, l’Inter nel mercato successivo al SA si è sostanzialmente autofinanziata, acquistando molti giocatori in prestito con diritto/obbligo di riscatto, non aumentando sostanzialmente il monte salariale e puntando molto sulle svalutazioni.
Nel bilancio al 30.06.2015 emergono le seguenti criticità prontamente riprese dal Dott. Luca Marotta nel suo blog: 

Dalla lettura del bilancio di esercizio di FC Internazionale Milano SpA al 30 giugno 2015 emerge il condizionamento esercitato dal “settlement agreement” firmato con il CFCB dell’UEFA, che fissa il 2015/16 come esercizio in cui bisogna registrare una perdita inferiore ai 30 milioni di Euro. La conseguenza è stata quella della registrazione di costi “non ricorrenti” nell’esercizio 2014/15.

Il bilancio di esercizio di FC Internazionale Milano SpA al 30 giugno 2015 evidenzia una perdita di Euro 73.985.539 al netto delle imposte. Tale perdita è stata determinata dalla rilevazione di oneri non ricorrenti connessi principalmente ad accantonamenti per oneri futuri al “Fondi per rischi e oneri” e a svalutazioni apportate ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive derivanti dall’esito della campagna trasferimenti 2015-2016

Nel successivo bilancio al 30.06.2016, che ha segnato l’ingresso del gruppo Suning, gli amministratori affermano quanto segue: 

Il superamento dei limiti di break-even deficit patrimoniale di Euro 40 milioni ed Euro 10 milioni rispettivamente nelle stagioni 2015/2016 e 2016/2017 determinerebbe la necessità di rinegoziare il Settlement Agreement con effetti sanzionatori non determinabili sino al termine della negoziazione.

Nel caso in cui i requisiti finanziari e i limiti ai costi per salari, stipendi e ammortamenti non fossero rispettati, i vincoli derivanti dall’accordo con CFBC in termini di numero di giocatori impiegabili in competizioni europee verranno applicati anche per le stagioni 2017/2018 e 2018/2019.

Alla luce del risultato raggiunto al 30 giugno 2016 e dei flussi economico-finanziari futuri previsti nel business plan condiviso nello scorso esercizio con il CFCB, gli Amministratori dell’Inter hanno confermato come non probabile il rischio di mancato rispetto dei requisiti fissati dal Settlement Agreement. Per questo motivo, nel bilancio al 30 giugno 2016, non hanno proceduto ad effettuare alcun accantonamento, per le sanzioni previste.

Nella stagione 2016/2017, malgrado l’accordo già stipulato con la UEFA che avrebbe dovuto ostacolarli, i cugini hanno vissuto un’estate da protagonisti con una campagna acquisti mastodontica chiusa con un saldo di -140M ma non hanno potuto registrare in EL i giocatori più costosi, come da accordi presi con la UEFA (Kondogbia, Jovetic, Gabigol e Joao Mario). Tuttavia, malgrado ciò, il bilancio non è stato affossato in quanto Suning ha subito aumentato direttamente le entrate commerciali facendo stipulare al club diversi accordi con parti correlate (nel rispetto del fair value del 30% imposto dalla UEFA) quali il naming rights della Pinetina, oggi Suning Training Center. Questo ha comportato complessivamente benefici per circa 90M che dovrebbero garantire il rispetto dell’accordo con la UEFA che prevedeva un pareggio di bilancio al termine della stagione 2016/2017 (pareggio al netto di costi che non vengono computati per la UEFA).

Il caso Roma

Periodo di copertura del SA: 15/16, 16/17, 17/18. 

Multa pecuniaria: 20M trattenuti dagli introiti UEFA di cui 6M subito e gli altri 14M sottoposti a condizione sospensiva se non saranno rispettati i patti.

Deviazione massima patteggiata nel triennio: -30M (deviazione aggregata)

Conclusione = Settlement Agreement non superato

L’accordo stipulato dal club di Pallotta nel maggio del 2015 prevedeva restrizioni molto simili a quelle comminate all’Inter (quindi obiettivi di bilancio, sanzioni pecuniarie – gran parte delle quali sottoposte a condizione sospensiva – limitazione della Lista UEFA). In particolare, dalla lettura del blog del Dott. Luca Marotta emerge quanto segue: 

Il bilancio consolidato 2015/16 unitamente a quello relativo al 2014/15 e 2013/14 costituisce bilancio oggetto del quarto periodo di monitoraggio ai fini del Fair Play Finanziario.

Sottoscrivendo l’atto di transazione con l’UEFA, AS ROMA SpA si era impegnata a registrare un “aggregate breakeven result” per il 2014/15 e 2015/16, con una perdita inferiore ai 30 milioni di Euro.

Il risultato prima delle imposte è negativo per € 6.750.000, nel 2014/15 era negativo per € 37.218.000 e nel 2013/14 era sempre negativo per € 35.059.000. Pertanto, l’aggregato del risultato prima delle imposte, relativo al quarto periodo di monitoraggio, è negativo per € 79.027.000, da tale aggregato bisogna escludere i costi non rilevanti, e rispettare la soglia di tolleranza dei 30 milioni di Euro.

In ogni caso, per AS Roma, bisognava rispettare quanto previsto nell’atto di transazione, ossia l’impegno a presentare un risultato aggregato 2014/15 e 2015/16 con una perdita aggregata entro i 30 milioni.

L’aggregato del risultato prima delle imposte 2014/15 e 2015/16 è negativo per € 43.968.000; escludendo i costi non rilevanti, come gli ammortamenti diversi da quelli per i diritti pluriennali, pari complessivamente a circa 5,8 milioni, le spese per il settore giovanile e altri costi non rilevanti, come la sanzione UEFA, pari a 2 milioni di euro (rilevata nel 2014/15), potrebbero far scendere il break-even result al di sotto della soglia di tolleranza.

Quindi appare fondamentale rispettare quanto previsto nell’atto di transazione, per il quinto periodo di monitoraggio, ossia l’impegno a presentare un risultato aggregato 2014/15, 2015/16 e 2016/17 con una perdita aggregata entro i 30 milioni, Pertanto il 2016/17, si dovrà chiudere con un risultato sostanzialmente in pareggio al netto dei costi non rilevanti, il che significa anche con una perdita determinata dai costi non rilevanti ai fini del Fair Play Finanziario.

Il primo mercato del club romano dopo il Settlement Agreement è stato all’insegna delle cessioni, con un bel +40M nel saldo tra acquisti e cessioni. Ma, grazie all’abilità dei dirigenti, la squadra è rimasta competitiva ed ha raggiunto comunque il terzo posto in campionato. Tuttavia, a parte ciò, la Roma non ha beneficiato di significativi aumenti delle entrate commerciali e questo non ha permesso al club capitolino di poter far fronte agli impegni stringenti imposti dalla UEFA. Infatti nella successiva stagione 2016/2017 il club non ha soddisfatto gli accordi presi con il SA. Più precisamente: 

Anche l’esercizio 2016/17 di AS Roma SpA è stato condizionato dal Settlement Agreement stipulato con l’UEFA in data 8 maggio 2015 e che fissava un Aggregate break-even result per il periodo 2014/15-2015/16 di 30 milioni di Euro ed il pareggio di bilancio per l’esercizio 2016/17.

Mentre nel 2015/16, per raggiungere l’obiettivo è apparsa decisiva la plusvalenza di € 28.272.000 realizzata con la cessione di Pjanic alla Juventus; per quanto riguarda il 2016/17, non è risultata sufficiente la plusvalenza realizzata con la cessione di Salah.

Gli Amministratori hanno scritto che il risultato aggregato 2016/17; 2015/16 e 2014/15 risulta “oltre la soglia prevista dall’Accordo transattivo. Pertanto, la Società sarà presumibilmente soggetta all’invio all’UEFA di maggiori informazioni economico-finanziarie e, successivamente, il CFCB potrà richiedere eventuali chiarimenti per le valutazioni del caso. Non essendo predeterminata una automatica applicazione di una sanzione a fronte di questo tipo di violazione, e a maggior ragione quale tipo di sanzione, non è oggi prevedibile quale decisione potrà essere assunta dal CFCB alla conclusione degli eventuali approfondimenti sopra descritti.”

Al 30 giugno 2017, l’indebitamento finanziario netto, è aumentato a 192,5 milioni di Euro e risulta superiore al fatturato netto consolidato. Le spese per il personale rappresentano l’82,9% del fatturato netto.

E’ molto probabile che la parte condizionata della sanzione patteggiata con l’UEFA, pari a € 4 milioni, risulti dovuta, perché nono sono state soddisfatte le condizioni previste nell’Accordo,

Il bilancio consolidato 2016/17 unitamente a quello relativo al 2015/16 e 2013/14 costituisce bilancio oggetto del quinto periodo di monitoraggio ai fini del Fair Play Finanziario.

Sottoscrivendo l’atto di transazione con l’UEFA, AS ROMA SpA si era impegnata a registrare un “aggregate breakeven result” per il 2014/15 e 2015/16, con una perdita inferiore ai 30 milioni di Euro. Tale obiettivo è stato raggiunto; tuttavia non è stato rispettato l’impegno a raggiungere il Pareggio di Bilancio, inteso come surplus o come perdita nei limiti della soglia di tolleranza, per il periodo di monitoraggio della stagione sportiva 2017/18 (relativo agli esercizi 2015/16, 2016/17 e 2016/17).

Il risultato prima delle imposte è negativo per € 36.095.000. Nel 2015/16, il risultato prima delle imposte era negativo per € 6.750.000, nel 2014/15 era negativo per € 37.218.000. Pertanto, l’aggregato del risultato prima delle imposte, relativo al quarto periodo di monitoraggio, è negativo per € 80.063.000, da tale aggregato bisogna escludere i costi non rilevanti, e rispettare la soglia di tolleranza dei 30 milioni di Euro. In base a quanto scritto dagli Amministratori tale parametro non è stato rispettato.

Tra le cause del mancato rispetto di tale parametro si potrebbero indiduare il mancato accesso alla fase a gironi di UEFA Champions League e il mancato realizzo di un’altra plusvalenza importante entro il 30 giugno 2017 (Manolas).

La lettura di questo passaggio ci introduce al capitolo finale di questo articolo.

Le sanzioni applicabili dalla UEFA in caso di mancato rispetto del Settlement Agreement

Una delle tante domande che leggo spesso è questa: cosa succede se il Milan non dovesse rispettare gli impegni assunti con la UEFA o, più semplicemente, dovesse far finta di niente e continuare a spendere sul mercato? In tal caso è bene precisare che l’organo calcistico europeo non predetermina nessuna sanzione, in quanto deve riunirsi per valutare la misura più opportuna. L’art. 29 delle Regole Procedurali che governano il FPF sancisce quanto segue

Elenco delle misure disciplinari
a) avvertimento,
b) richiamo,
c) multa,
d) decurtazione di punti,
e) trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA,
f) divieto di registrare nuovi giocatori alle competizioni UEFA,
g) limitazione del numero di giocatori che un club può registrare per partecipare alle
Competizioni UEFA, compreso un limite finanziario sul costo complessivo dei nuovi giocatori acquistati (es. non si registra il giocatore più costoso o si registrano solo i primi giocatori fino ad un limite determinato)
h) squalifica dalle competizioni in corso e / o esclusione dalle future competizioni,
i) revoca di un titolo o di un premio.

Le sanzioni seguono un ordine crescente: dalla più morbida (avvertimento) alla più pesante (revoca di un titolo). Le quattro squadre sopra citate sono state sanzionate con le misure di cui alle lettere c), e), f) e g) (multa, trattenuta introiti, limitazione/divieto di registrare giocatori nella lista UEFA). Nessuna di queste fino ad oggi (aspettiamo di conoscere le sanzioni che subirà la Roma) è stata colpita da decurtazioni punti, squalifica dalle competizioni o addirittura revoca di un titolo.
In particolare va menzionata la “bravata” dell’Inter che, malgrado avesse stipulato precedentemente un SA, nella stagione 2016/2017 ha speso tantissimo sul mercato e per questo, essendosi anche qualificata per la Europa League 2016/2017, la UEFA non ha permesso al club di registrare i giocatori più costosi acquistati nell’estate 2016.
Stando così le cose, teoricamente nulla vieta al Milan di continuare a spendere anche nel corso della prossima estate, purché poi si procuri i mezzi necessari per aumentare subito il proprio fatturato, come ha fatto l’Inter grazie all’aiuto diretto di Suning.

Fino ad oggi l’unico club di un certo prestigio (per modo di dire) che ha subito una delle misure più pesanti è il Galatasaray, escluso dalle competizioni europee nella stagione 2016/2017. Per il resto nessun top club con un grande seguito è stato mai escluso dalle competizioni europee per motivi finanziari legati al FPF. Ed è anche comprensibile visto che la stessa UEFA ne riceverebbe un danno in termini di immagine e seguito. Malgrado tutto, infatti, il Milan è un club con milioni di tifosi e alla UEFA interessa che le sue competizioni siano viste dal maggior numero di persone possibili.

Ciò detto, la situazione del club rossonero è un unicum in quanto non abbiamo una proprietà che ha voglia di farsi pubblicità o che possa investire direttamente nel club sponsorizzandolo (come avvenuto con City/PSG/Inter). La nostra situazione, semmai, è assimilabile a quella del Manchester United, acquistato anch’esso con una forte leva finanziaria da soggetti non interessati a farsi pubblicità ma solo a ricevere un ritorno economico sul lungo periodo. La differenza con il club inglese, tuttavia, è che quest’ultimo era già presente sui mercati asiatici e dunque aveva già avviato una forte espansione del proprio marchio. Tant’è che i Glazer, caricando il debito sul Manchester United (cosa che i nostri cinesi han fatto solo per 120M su 740M), hanno sfruttato i formidabili flussi di cassa del club per rientrare dalla spesa.
Il Milan, però, non può ancora utilizzare i propri flussi di cassa per venir fuori da questa situazione in quanto lo sviluppo in Asia è appena iniziato. Quindi viene meno anche questa possibilità. E allora come ne veniamo fuori? Semplicemente sfruttando e sommando ognuna delle “qualità” utilizzate dai club prima citati. Quindi volendole elencare e partendo dalle più immediate per arrivare a quelle più lontane nel tempo (da oggi a 3/4 anni): 

  • Individuare un grosso sponsor cinese che voglia legare il suo marchio a quello del Milan (=Manchester City/PSG)
  • Lavorare sui Regional Sponsor, ossia stipulare accordi con attività che possano veicolare il marchio localmente sui territori asiatici (=Manchester United/Inter)
  • Cedere i naming rights di milanello ad un’azienda cinese che voglia farsi pubblicità (=Inter)
  • Sfruttare abilmente il Player Trading e quindi reinvestire senza errori i soldi ricavati dalle eventuali cessioni (=Roma)
  • Costruire uno stadio di proprietà (=Manchester United/Manchester City)
  • Quotarsi in borsa per consentire l’ingresso dei vecchi soci e reperire nuove risorse economiche (=Manchester United)

Per l’estate 2018/2019 gli indicatori che potrebbero aggiustare il bilancio e che ci consentirebbero subito un’agibilità “maggiore” sono questi:

  • Player Trading, quindi una di queste soluzioni:
  • a) Cessione di Donnarumma e/o Suso con contestuali, grandi, plusvalenze;
  • b) Cessione di altri giocatori dai quali è possibile attingere plusvalenze, quindi i primavera (es. Locatelli) o chi si trova al Milan da tanto tempo (es. Bonaventura);
  • c) Cessione di altri giocatori che, malgrado le modeste o nulle plusvalenze, possano comunque garantire un risparmio sul monte stipendi e sgravare gli ammortamenti residui.
  • Aumento delle entrate commerciali;
  • Rifinanziamento del debito;

Gli obiettivi principali sui quali si focalizzerà la società credo saranno due: l’allenatore e il centravanti, due importanti necessità. Ricordo a tutti che un acquisto da 50/60M (esempio) non si paga tutto subito ma nel C.E. si ammortizza dividendo il costo del cartellino per gli anni di contratto, mentre nello S.P. si tiene conto solo delle uscite relative ai primi ratei da pagare. Quindi almeno un grande colpo credo potremo permettercelo, anche perché il suo stipendio nel monte salariale prenderebbe il posto di quello di Donnarumma. Per quanto riguarda il  Mister, invece, per inserire il suo stipendio (se sarà un top) dovremo lavorare su altre cessioni ma questo è un fronte sul quale Mirabelli ha dimostrato di saper lavorare molto bene.
Il resto sarà fatto attraverso prestiti con diritto/obbligo. Complessivamente, dopo le rivoluzioni dello scorso anno, mi aspetto un mercato fatto con lo scalpello.
Quindi rivalorizzazione della maggior parte dei nuovi giocatori che hanno reso ben al di sotto del loro livello, cessione delle seconde linee poco utilizzate e/o – se necessario – una o due cessioni importanti, pochi innesti nei settori ritenuti opportuni (panchina/bomber/esterni alti su tutti) a discapito di altri settori dove ci accontenteremo di giocatori normali (porta). In questo modo potremo rispettare i paletti nel bilancio 2018/2019. Come dite? Il bilancio 2019/2020? E’ un problema che ci porremo più avanti. Il SA ci impone di ragionare anno per anno e di non fasciarci la testa preventivamente.

Ergo, come potete vedere… il Settlement Agreement complica certamente le cose ma è un intoppo superabile se tutte le componenti del club triplicano gli sforzi.
E sono certo che sarà così. L’importante è che tutti capiscano che per tornare ai livelli di un tempo serve competenza, senz’altro, ma soprattutto pazienza da parte di un tifo che per anni invocava un “progetto”.

Beh, il progetto è partito il 14 aprile 2017. Ora diamogli il tempo di prendere forma, senza farci affumicare gli occhi da chi ha interesse a “creare” notizie, piuttosto che “raccontarle” con imparzialità e chiarezza.

Un saluto rossonero a voi tutti.


Copryright

I contenuti presenti sul blog “Avvocato del Diavolo” sono originali e quindi non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti al proprietario del sito web fin dalla loro creazione.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.
Copyright © 2016 – 2017 “Avvocato del Diavolo”. All rights reserved

 

Annunci

3 risposte a "Perché il Settlement Agreement non è la fine del mondo. Analisi e prospettive."

  1. Caro Felix, hai fatto un lavoro super, complimenti davvero. In questi mesi abbiamo avuto dei patimenti, al di là dei risultati sportivi (ci mancherebbe, nello sport bisogna sapere accettare le sconfitte). Un duro lavoro attende Fassone e la sua squadra, a partire ovviamente dall’aspetto tecnico. Io credo che il lavoro fatto in estate sia stato buono, sia in entrata che in uscita; Gattuso prima e un buon allenatore poi sapranno anche rivalutare gente come Calanhoglu e Biglia che oggi sono definiti dei flop. Per cui non ci serviranno tanti movimenti, anzi per dirne una, c’è Bertolacci che a Genoa sta facendo abbastanza bene; visto che abbiamo poco mezzali, potrebbe farci comodo il prossimo anno. Mi dispiace che in uscita ci siamo sbarazzati troppo presto di Pessina.Ad oggi ogni giovane è utile per fare plusvalenze, quindi bisogna liberarsene al momento giusto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...